La Tecnica - RitrattoMania di Marco Angeloni

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Le crete pastello


Le tecniche per realizzare un ritratto sono infinite, dal carboncino alla matita sanguigna, dalla grafite all'olio o alla tempera acrilica.

personalmente la tecnica che utilizzo è quella delle crete pastello o semplicemente pastelli.
Nell'aspetto i pastelli sono colori simili a gessetti, rettangolari o cilindrici, ma di pasta un pò più grassa (ma non cerosa, come i pastelli ad olio o a cera). Si stendono direttamente sul foglio o sul supporto telato e, facendo uso dei polpastrelli, si creano le sfumature tra le varie tonalità.

Ho adottato questa tecnica perchè è molto versatile e relativamente veloce da usare, non richiedendo tempi di essiccazione lunghi come quelli richiesti dall'olio. Nello stesso tempo i colori rimangono brillanti e vivi permettendomi di spaziare nelle tonalità desiderate, dal nero più intenso al bianco più candido! Inoltre i colori si fondono insieme in sfumature eccezionali che si ottengono facilmente utilizzando i polpastrelli come "pennelli" per miscelare i colori.

Anche se il fissaggio sul supporto di lavoro è una delle fasi più delicate di questa tecnica, con i dovuti accorgimenti i disegni rimangono inalterati nel tempo, come testimoniano i capolavoro dei maestri del passato che sono giunti a noi nei secoli e che mantengono inalterato tutto il loro fascino.

Per evitare qualsiasi tipo di danno il ritratto possa subire, personalmente ho deciso di fissare in maniera definitiva il
pastello al supporto. Dopo aver completato il lavoro lo spruzzo con un acrilico trasparente lucido. Così ottengo tre risultati:

1) ottimo ancoraggio e stabilità del colore, a "prova di ditate"

2) lucidità della superficie, come in una pittura ad olio

3) accentuata 'drammaticità' e brillantezza dovuta al fatto che l'acrilico scurisce il colore e ne accentua i contrasti.




Alcuni maestri pastellisti del passato


I pastelli, nella forma di gessetti, venivano usati su carta colorata dai primi pastellisti:


Pieter Paul Rubens (1577-1640) usò gesso nero e rosso, lumeggiato con gesso bianco, per lo studio del ritratto della moglie Isabella Brandi (a sinistra). Il grande artista sapeva dare anche ad uno schizzo tutta la vitalità del soggetto rappresentato: Questo significa fare del ritratto "arte dell'anima".

    



Jean Honoré Fragonard (1732-1806) e Antoine Watteau (1684-1721) disegnavano anche loro su carta colorata ma con gessi colorati e bianchi.

    


La veneziana Rosalba Carriera (1677-1757) divenne famosa come abile pastellista, in tempi in cui era raro che una donna acquistasse una certa notorietà come artista.

Nel 1838, il critico d’arte, Tommaso Locatelli, lesse un “Elogio” nei riguardi di Rosalba, all’Accademia delle Belle Arti di Venezia:  “Questa maniera di dipingere, fra gli altri suoi pregi, ha singolarmente quella della morbidezza nella carnagione in modo che i nudi così dipinti riescono appunto a chi li vede come se fossero  carne vera, e vive forme impastate dalla mano stessa della natura. Lavoro in vero difficilissimo, ma condotto dalle maestre dita della valente Rosalba al sommo grado di perfezione."


  


Ancora più grande fu Maurice Quentin de La Tour (1704-88).

Ciò che più colpiva gli ammiratori dell'arte di La Tour, era la capacità di questo pittore di cogliere con esattezza l'espressione dei soggetti ritratti, che venivano trasportati nell'atmosfera delicata ed eterea delle sue opere.

  



Quentin de La Tour, insieme a Jean Baptiste Perronneau (1715-83) e Jean Baptiste Chardin (1699-1779), raffigurarono, soprattutto con famosi ritratti, il tempo e la corte di Luigi XV e XVI.

        

Il pittore impressionista Edgar Degas (1834-1917) divenne un grande ammiratore e collezionista dei pastelli di La Tour e sviluppò una tecnica che avrebbe stupito non poco i suoi predecessori.


  

 
 
 
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